Abruzzo, poveri ma buoni

Alda D'Eusanio ci parla della sua Abruzzo


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Il pranzo della domenica nella mia terra, l’Abruzzo?

Me lo ricordo bene e ha tutto il profumo di famiglia, con mia mamma e mia sorella in cucina. È bene, però, fare una parentesi. Il pranzo della domenica abruzzese, quello tradizionale, vero e importante, si celebrava soprattutto durante le grandi festività, come per esempio Natale, Pasqua o la festa del Santo Patrono. Nella mia terra nativa, la battaglia contro la fame è stata lunga… e quei pasti dove c’era “tanta roba” non erano così frequenti.

Nel mondo agricolo e pastorale in Abruzzo la religione era molto sentita. E, specie la domenica e nei giorni di festa, si pregava e si chiedeva il favore di salvare raccolto e bestiame, che davano da mangiare. Il prete e il veterinario erano i personaggi più importanti, prima del sindaco. Racconto di un mondo contadino, con una cultura molto sana, con un enorme senso del dovere e considerazione del lavoro.

Dove tutto è nelle mani di Dio. La Domenica era il giorno di Dio e noi bambini tutti rimessi a nuovo, andavamo in Chiesa.

Le contadine arrivavano dalle contrade vestite a festa. La messa era un momento importante, di ritrovo, poi ognuno a casa propria per il pranzo, che non era uguale per tutti. C’era il pranzo di chi viveva in campagna e quello dei cittadini, che abitavano nel centro del villaggio. Tutti altrettanto dignitosi, con il sapore di famiglia!

Ma torniamo a casa mia: mia mamma era solita preparare un ricco primo, che consisteva in una pasta corta, tipo i rigatoni o penne, condite con un sugo con il pomodoro e polpettine grandi come i ceci. Queste minipalline le preparavamo io e mia sorella e ci guadagnavamo dieci lire, se riuscivamo a farle piccole piccole. Quando mamma poteva univa a questo condimento anche pezzetti di mozzarella, che filavano ed erano una delizia.

Questa ricetta appartiene alla cultura abruzzese, anche se viene scelto un altro formato di pasta, alla chitarra.

Tra i primi della mia terra ci sono le sagne (trovate la ricetta delle Sagne e fagioli), che si fanno con acqua, farina e sale: punto. Il segreto è lavorarle bene, tagliarle come se fossero fettuccine però lunghe nemmeno un dito, circa 4/5 centimetri. Io amo farle non troppo sottili. Ricetta deliziosa considerata un piatto alla portata un po’ di tutti, specie se con i fagioli.

E poi ci sono le Scrippelle ‘mbusse, ricetta che proviene dalla montagna abruzzese, una sorta di crêpe tramandata dal passaggio dei francesi, che si servono “imbusse”, ossia nel brodo di carne con del formaggio sopra.

(alda d'eusanio in abruzzo)

Un’alternativa ai tortellini o cappelletti in brodo. La forma del cannellone di oggi è un’evoluzione, non appartiene all’originale tradizione del passato!

Il secondo del pranzo della domenica consisteva nella carne arrotolata di vitello e veniva ripiena con verdurine (carota e sedano), uovo sodo e fette di prosciutto. Questa grande fetta di carne poi veniva arrotolata (un rollè) si legava con lo spago e si cuoceva nel sugo di pomodoro. Un piattoancora presente nella mia domenica romana. Ma tra i secondi tradizionali, non mancava il pollo al forno o cotto nel vino bianco e servito conle immancabili patate.

La cucina abruzzese è davvero gustosa. Da provare le Pallotte cace e ove (cacio e uova), polpette senza carne (dei monti abruzzesi), fatte con il pane, uova e formaggio. Prima si usava il pecorino, oggi è stato sostituito con il parmigiano. Il Soffione dolce con la ricotta, invece, è una rivisitazione di quello salato (o anche fialdone), tipico delle feste, Natale e Pasqua. Oggi qualcosa è cambiato nel pranzo della domenica, spesso si va anche al ristorante. Ma io vivo nel cuore di Roma come se fossi ancora in Abruzzo, con la cucina tipica, che porto sempre nel cuore e nei miei piatti!

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